Se limita la tua libertà, se ti ricatta, se ti offende e se ti intimidisce, fatti coraggio e denuncialo. Non è vero amore!

Il 25 Novembre presso la sede Panetti si è tenuto un incontro di sensibilizzazione sul problema della violenza contro le donne. La sovraintendente Annamaria Pennelli, l’avvocatessa Lidia Lezzi, l’ispettrice Patrizia Miniello e il commissario Roberto Stramaglia hanno raccontato le loro esperienze ai ragazzi delle classi terze. L’incontro è iniziato con una lettura di brevi domande poste sul retro di un segnalibro della Polizia di Stato. L’avvocatessa, prima di iniziare a illustrare alla platea la sua esperienza, ha tenuto a specificare che questi incontri di sensibilizzazione dovrebbero essere somministrati, sebbene in piccole dosi, sin da giovane età; ha concluso il suo intervento spiegando che l’assistenza a queste donne deve essere molto delicata a causa del trauma che hanno subito.

Al termine dell’intervento dell’avvocatessa si è unita, in videoconferenza, anche la scuola media Michelangelo i cui ragazzi hanno mostrato notevole interesse formulando diverse domande.

Il commissario Stramaglia ha iniziato affermando che la violenza contro le donne non si può risolvere con delle leggi perché è una questione di errata cultura. Egli infatti ha detto che ognuno di noi ha degli ideali di rispetto verso degli altri.

Dopo questo breve intervento il commissario ha descritto alcuni articoli della costituzione italiana che sono stati aggiunti o revisionati a causa dei tantissimi e spiacevoli eventi di cronaca. Prima che il commissario continuasse a raccontare la sua esperienza c’è stata una visione di un breve cortometraggio nel quale veniva mostrata una donna che veniva continuamente importunata da dei messaggi del suo fidanzato. Un messaggio in particolare chiedeva alla donna di uscire dall’appartamento e di consegnargli alcuni effetti personali che aveva lasciato a casa della donna. Una scusa ovviamente per aggredire la fidanzata appena fuori dal portone di casa. “Non voglio finisca così!”. Una frase pronunciata dalla vittima che ha interrotto la violenza, ha riavvolto il nastro del corto fino a fermarsi quando la videocamera inquadra la donna che denuncia il suo fidanzato.

Un video significativo al quale il commissario si è agganciato raccontando un’esperienza che lo ha fatto riflettere. La storia di un uomo che ha trovato il coraggio di autodenunciarsi perché non riusciva a frenare la sua rabbia che spesso riversava contro la sua donna.

Sempre Stramaglia ha poi affermato collegato agli atti di violenza contro le donne la risposta dei figli delle vittime che inevitabilmente finiscono per cronicizzare problemi seri come  stress, bassa autostima, grandi disagi a relazionarsi con uomini adulti e molto altro.

In conclusione il commissario ha illustrato il motivo per cui la Polizia ha stituito il codice rosso, che consiste nell’indagare, dopo la denuncia di una donna, il presunto maltrattatore e cercare così di evitare che il malvivente possa uccidere la sua compagna, come purtroppo è successo alla moglie di un cittadino moldavo che pur avendo denunciato il compagno da ben 7 mesi, non è riuscita a salvarsi.

L’incontro si è concluso con la visione di un altro breve cortometraggio.

Esso ritraeva una donna che con parole quasi poetiche cercava di denunciare i maltrattamenti subiti in famiglia ad un poliziotto che, grazie ad una spiccata sensibilità derivante dall’esperienza, ne comprendeva il dramma e così decodificava in una formale denuncia il reato di violenza. Sono tantissime le donne che non denunciano per vergogna o per quello che credono essere amore e che invece è solo sudditanza.

L’incontro è terminato con la lettura di una toccante lettera scritta da una studentessa universitaria di Bari che ringraziava due amiche che, aprendole gli occhi, le hanno dato il coraggio di denunciare il ragazzo violento con cui conviveva. Inevitabile, a fine video, un lungo e interminabile applauso dei ragazzi presenti, segno che l’incontro ha toccato le coscienze e ha suscitato una profonda riflessione.

Il 25 Novembre, dunque, è la giornata contro la violenza sulle donne. Femminicidi e aggressioni di ogni genere sono in aumento in Italia, ecco perché la sensibilizzazione è fondamentale.

La data non è casuale. Il 25 novembre si commemorano tre sorelle coraggiose, le sorelle Mirabal, assassinate brutalmente proprio in questo giorno del 1960 da mandanti del dittatore Trujillo, colui che sottomise la Repubblica Domenicana, tenendola nel caos per più di 30 anni.

Le sorelle Mirabal avevano tentato di contrastare il regime, e per questo, furono barbaramente assassinate. Qualche anno più tardi il 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, istituì la “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”.

Le statistiche dicono che il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).

La violenza non è solo fisica, ma è anche verbale ed economica: sono tante le forme che la violenza può assumere nei confronti delle donne.

Dove rivolgersi per ricevere aiuto?

Il sistema sanitario nazionale mette a disposizione di tutte le donne, italiane e straniere, una rete di servizi sul territorio, ospedalieri e ambulatoriali, socio-sanitari e socio-assistenziali.

Uno dei luoghi più frequenti dove è possibile intercettare la vittima è il Pronto Soccorso. È qui che le vittime di violenza si rivolgono per un primo intervento sanitario. Nello specifico, presso alcuni Pronto Soccorso in Italia si sta sperimentando un percorso dedicato a questo genere di problema.

Contrassegnato da un codice rosa, l’ambulatorio mette a disposizione uno spazio protetto dove le vittime possono ottenere assistenza medica e psicologica.

L’intera mattinata è stata raccontata e documentata dai servizi di comunicazioni offerti dai ragazzi di Radio Panetti.

Andrea Cardilli e Stefano Abbinante

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